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Gustav Mahler: un eloquio musicale tra rigore & innovazione

Tra i compositori che hanno fatto la storia non possiamo non menzionare Gustav Mahler e noi, come EXECUTIVE SERVICE, amiamo supportare l’arte. 

Nato nel 1860 in Boemia, è stato compositore e direttore d’orchestra austriaco. Aiutato dal padre, che in giovinezza strimpellava il violino, e dal pianista Julius Epstein, riuscì ad entrare nel 1875 al conservatorio di Vienna. Fu solo l’inizio di un’ importante carriera. Al 1876 risale la prima composizione conosciuta di Gustav Mahler, un Klavierquartett in LA Minore creato come saggio per il conservatorio, proseguì la sua carriera di direttore girando l’Europa centrale. Nel 1897 ottenne l’incarico di direttore della Imperial Regia Opera di Corte: si trattò della carica musicale più rilevante dell’Impero Austriaco. Gustav Mahler fu in grado di rinnovare il repertorio dell’Opera di Vienna, intervenendo sulla qualità della musica. Il maestro non si limitò solo alla musica, innamorato del mondo dell’arte e della pittura collaborò con Egon Schiele e Gustav Klimt e nel 1902 Mahler sposò Alma Schindler, figliastra del pittore Carl Moll.

La figura di Mahler fu un esempio fondamentale nella storia della direzione d’orchestra ma il suo rigore e le sue innovazioni furono motivo di crescente ostilità nell’ambiente musicale viennese: nel 1907 Mahler diede le dimissioni e partì per gli Stati Uniti, dove si sottopose a un’attività intensissima. Ormai allo stremo delle forze, tornò nel 1911 a Vienna, dove morì il 18 maggio.

Mahler è una figura di musicista complessa e problematica. La sua personalità è un guazzabuglio di derivazioni, un incontro di spiriti differenti. E’ agitato da molteplici aspirazioni che non arrivano a risolversi in una reale personalità dell’arte. Abbraccia il passato con un profondo amore e con una certa vastità di sguardo, ma non riesce a farlo rivivere in se.Profondo conoscitore dell’orchestra, la sua produzione presenta, accanto a momenti di grande purezza classica, la frequente introduzione di temi popolari, come marce, danze e, persino, canzoni da osteria, il tutto però sapientemente fuso in un linguaggio di gran fantasia, che rivela sempre una personalità spiccatissima ed assolutamente singolare. Ama le dimensioni larghissime e crea degli sviluppi che pare non debbano mai trovare la loro definitiva conclusione in una misurata sintesi artistica. La tendenza ad un eloquio musicale filosofeggiante traspare, intermittente, attraverso il poderoso tessuto sinfonico.

Stefania Bravi

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