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Lo smart working diventerà strutturale con una nuova riforma del lavoro

Il Parlamento da il via libera alla conversione del decreto rilancio per quanto riguarda lo smart working. Poi lo ha confermato il Presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, con l’annuncio della proroga fino al 31 dicembre dello stato d’emergenza per il Coronavirus. Nella pratica fino a fine anno le aziende private dovrebbero essere incentivate a proseguire con il lavoro agile che sarà, invece, un diritto per i genitori con figli fino a 14 anni (a patto che siano entrambi lavoratori). Nella pubblica amministrazione, invece, si continuerà con il 50% di dipendenti al lavoro da remoto: un numero che salirà fino al 60% a partire dal 2021.

 Non era scontato invece che, collegato all’articolo 90 del decreto rilancio, venisse presentato un disegno di legge, prima firmataria l’onorevole Valentina Barzotti (M5s), per rendere strutturale il lavoro agile, una volta terminata l’emergenza. “Si stima che i lavoratori coinvolti siano stati circa due milioni nella pubblica amministrazione e altrettanti nel privato: una rivoluzione avvenuta senza preparazione, con i tempi stretti dettati dall’emergenza sanitaria” ha detto la deputata.

Una rivoluzione a cui l’Italia non era per nulla pronta, sia per quanto riguarda di aspetti tecnologici, sia per la cultura.  “Con la tecnologia che abbiamo a disposizione possiamo fare praticamente tutto da remoto, ma serve una cambio di passo mentale” dice Enrico Noseda, Chief Innovation Advisor di Cariplo Factory che poi aggiunge: “Bisogna imparare a lavorare in maniera più efficiente, valutando i risultati e non il tempo passato alla scrivania”.

Esattamente la direzione in cui ha intenzione di muoversi il Movimento 5 Stelle di concerto con il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. Allo scopo è stato anche istituito un Osservatorio nazionale per il mercato del lavoro che si occuperà anche di “individuare e definire dei fabbisogni generati dalle trasformazioni del mercato del lavoro e supportare l’individuazione dell’offerta formativa, tecnica e scolastica professionale in base alle richieste dei nuovi profili professionali emergenti”.

In quest’ottica il disegno di legge del Movimento punta a trovare un equilibrio tra gli interessi delle aziende e i diritti del lavoratori: “Fattore di non secondaria importanza è il diritto alla disconnessione Su questo argomento l’attenzione della ministra Catalfo è molto elevata. Adesso che, finalmente, il lavoro agile è entrato prepotentemente nelle dinamiche aziendali, abbiamo la responsabilità di renderlo strutturale, ma anche di fissare dei limiti imprescindibili tra vita privata e lavorativa,” ha chiosato Barzotti.

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