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Smart working: la reazione peggiore sarebbe tornare alle vecchie abitudini

Lo smartworking è stato il cambio di marcia che siamo stati costretti ad intraprendere durante l’emergenza covid19. Dai dati sono emersi significativi segni di un’italia che non era preparata a fronteggiare questo nuova modalità di lavoro, evidenziando profondi gap, rispetto agli altri paesi europei per quanto riguarda gli strumenti e le competenze digitali. Infatti solo il 30% delle aziende italiane si è adattata allo smartworking, ovvero quelle che erano già predisposte digitalmente.

Per Cesare Avenia, presidente di Confindustria digitale, intervistato dal quotidiano il Sole 24 Ore, la resistenza al cambiamento è il vero nemico, insieme alla mancanza di competenze. Infatti secondo lui il problema dell’Italia è legato alla bassa crescita nei confronti della produttività, della competitività e di riforme strutturali che devono essere completate.

“Pensare di tornare alla normalità significa ignorare la realtà del prima e sottovalutare la lezione che la pandemia ci ha impartito”, ha ribattuto dopo le insinuazioni di alcuni sindaci di spingere a ritornare negli uffici. Infatti per Avenia, lo smartworking non è solamente il lavoro da remoto, ma un cambio di paradigma in cui modifica la relazione tra gli elementi che compongono la concezione del lavoro.

Le aziende italiane devono sconfiggere il nemico della resistenza al cambiamento e le mancanze di competenze. Bisogna andare verso sistemi flessibili, interconnessi e capaci di mettere in contatto persone da diversi luoghi, con piattaforme di accesso ai dati da remoto, e non per forza in una specifica sede. Lo smartworking implicherà un’evoluzione della cultura manageriale, che deve abbandonare la dimensione del controllo per lasciare spazio alla fiducia e alla responsabilizzazione dei lavoratori.

Desta assoluto sconcerto il fatto che questo disastroso record negativo nazionale non abbia suscitato l’allarme che merita e che non venga considerato una vera emergenza a cui dedicare una strategia specifica e prioritaria nell’agenda di governo. Le competenze sono il cuore della trasformazione digitale e del rilancio del paese. Il lavoro da remoto è stata l’occasione che l’emergenza ci ha fatto intravedere per cominciare a cambiare. Su questo non si può tornare indietro” ha concluso Cesare Avenia.

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